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Antipasti e “rebechini”

 

Nelle famiglie triestine accade di rado che un pranzo
sia preceduto da un antipasto, a meno che non si tratti
di un 'occasione particolarmente importante: un matri-
monio, un cenane di Capodanno, un pranzo natalizio
o pasquale.

Eppure la cucina tipica triestina non solo conosce gli
antipasti, ma vi dedica anche una notevole attenzione.
Non è un controsenso, bensì il risultato dello sviscerato
amore dei triestini per gli spuntini, per i piccoli boc-
concini fuori pasto accompagnati da un calice di vino;

per i rebechini insomma, come vengono chiamati in
dialetto questi piccoli svaghi gastronomici.
Verso le dieci del mattino, sono molti i locali cittadini
che ribollono di clienti impegnati a celebrare il rito
gioioso del
rebechin, abbondantemente condito dalle
ciacole e dalle tacade d'obbligo.
Per i triestini è un rito antico, grazie al quale la nostra
gastronomia può annoverare qualche autentico gioiello e
qualche gloria come il
savor e il bacala in bianco, la cui
paternità è ormai indebitamente rivendicata da troppi.
Un 'usanza simile s'incontra anche nel Veneto, ma mentre
a Trieste l'interesse è rivolto principalmente allo spuntino,
nel Veneto l'attenzione si accentra/orse di più sui liquidi
che lo accompagnano, e infatti non si dice
a-andar a far un
rebechin»
come a Trieste, bensì «-andar a ombre».

 

Capesante gratinate
Capelonghe gratinate
Dondoli crudi
Pedoci alla scotadeo
mussoli
Sepoline ripiene
Folpi in isalata
Salata de carne lessa