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Il Caffè Tommaseo

Il Caffè
Tommaseo è indubbiamente uno fra i più antichi Caffè di Trieste. Sito in quella
che allora si chiamava piazza dei Negozianti, fu aperto nel 1830 da un padovano,
Tomaso Marcato, che gli diede il proprio nome, Caffè Tomaso. Il locale divenne
subito meta preferita di artisti e commercianti e, nel 1848, venne ribattezzato,
in onore dello scrittore e patriota dalmata Tommaseo. A testimoniare il legame
fra il Caffè e quel fondamentale momento storico c'è una lapide fatta apporre
dall'Istituto nazionale per la storia del Risorgimento, ove si legge: "Da questo
Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma
degli entusiasmi per la libertà italiana". Dopo l'uccisione di Guglielmo Oberdan
che segnò il trionfo della reazione austriaca,
il locale prudentemente riprese il nome originario che mantenne fino al 1918,
fino a quel fatidico 3 novembre che portò Trieste all'Italia e permise al Caffè
di chiamarsi nuovamente e per sempre Tommaseo.
Ma torniamo al Marcato che, grande appassionato d'arte, si preoccupò di
abbellire il locale affidando l'incarico delle decorazioni al pittore Giuseppe
Gatteri e facendo venire, direttamente del Belgio, una serie di specchiere, con
le quali tappezzò tutte le pareti. Il Caffè, ritrovo sia di artisti che di
letterati che di uomini d'affari ospitava spesso mostre e concerti; va ricordata
una personale dedicata a Giuseppe Bernardino Bison e i concerti che venivano
proposti il giovedì dall'orchestra del Teatro comunale e il sabato dalla banda.
Fra le specialità offerte dal Caffè Tomaso c'era il gelato, introdotto in città
proprio dal Marcato che, sensibile alle innovazioni, volle anche dotare il caffè
di illuminazione a gas: correva il 1844 ed era il momento in cui in città si
facevano i primi esperimenti pubblici.
Una curiosità emersa dagli archivi del locale è che, con un contratto di
acquisto, stilato il 29 settembre del 1830 pare ne fosse entrata in possesso la
contessa Lipomana, nome sotto il quale si nascondeva nientemeno che Carolina
Bonaparte, la vedova di Gioacchino Murat. Altro fatto degno di nota è che
l'edificio che ospita il locale è, dal 7 aprile 1954, tutelato come monumento
storico e artistico, sorte che divide con altri caffè prestigiosi, un nome per
tutti il Caffè Greco a Roma, in via Condotti. Fra gli altri proprietari del
caffè merita di essere ricordata la signora Nerina Madonna Punzo che si
preoccupò non solo di mantenere intatto l'aspetto originario del locale, ma si
improvvisò anche editrice di un giornale periodico Lettere da un antico caffè
che voleva farsi portavoce di idee e dibattiti letterari ed artistici.
Restaurato e rinnovato nel dicembre 1997 nel segno dell'originaria tradizione
dei Caffè Viennesi, dalla nuova Società proprietaria del Caffè.
Caffè Tommaseo,
Piazza Tommaseo 4/c - Trieste
Il Caffè San Marco

Al n. 18 di Corsia Stadion, oggi via Cesare Battisti, il 3
gennaio 1914 viene aperto, il Caffè San Marco Sorto là dove un tempo c'era la
Latteria Centrale Trifolium, divenne presto luogo di ritrovo di lettori di
quotidiani, giocatori di biliardo, nonchè giovani irredentisti e laboratorio per
la preparazione di passaporti falsi che sarebbero serviti ai patrioti
antiaustriaci per scappare in Italia. L'attività del Caffè fu bruscamente
interrotta il 23 maggio 1915 quando una sbirraglia austriaca devastò il locale.
Fra i diversi proprietari che si alternarono nella gestione del Caffè meritano
di essere ricordati, oltre al primo Marco Lovrinivich, le sorelle Stock che
Claudio Magris definisce "minute e inesorabili"(cfr. Microcosmi, Milano,
Garzanti, 1997, cap. 1).
Il Caffè, più volte restaurato grazie alla munificenza delle Assicurazioni
Generali, si presenta oggi, dopo la riapertura fatta il 16 giugno 1997, con
l'immutato e suggestivo aspetto di sempre. Le maschere ammiccano ancora
dall'alto, sopra il bancone di legno intarsiato, opera - spiega ancora Magris -
della rinomata falegnameria Cante. Alcune maschere sono attribuite al pittore
viennese Timmel, che sfogava al Caffè la propria fatica di vivere. In effetti
tutto il Caffè segue lo stile della Secessione viennese che, abbinato allo stile
floreale, gli conferisce un'incredibile suggestione. Interessanti sono i nudi
dipinti sui medaglioni alle pareti, pare da Napoleone Cozzi un "decoratore
alpinista scrittore e irredentista" e da Ugo Flumiani "pittore - spiega Magris -
di acque increspate." I nudi sono infatti la metafora dei fiumi friulani, ma
anche istriani e dalmati che si perdono nell'Adriatico, il mare di Venezia e
quindi di San Marco. Di grande effetto le innumerevoli foglie di caffè che
rappresentano una costante nella decorazione con il loro ripetersi ossessivo e
al tempo stesso rassicurante. Ci sono i tavolini di marmo con la gamba di ghisa
che si eleva su un piedistallo sorretto da zampe di leone, quel leone di San
Marco, voluto dal primo proprietario non tanto per celebrare il proprio nome
quanto per simboleggiare italianità e irredentismo. Molto amato dagli scacchisti
il Caffè, per la particolare disposizione dei tavolini, si presenta - osserva
Magris - come una scacchiera dove gli avventori sono costretti a muoversi come
il cavallo.
Caffè San Marco
Via Battisti 18
Caffè degli Specchi
 
La data di nascita del Caffè degli Specchi fu il 1839; suo fondatore e primo
gestore fu il greco Nicolò Priovolo. Il locale venne ospitato al pianterreno di
Palazzo Stratti in quella Piazza Grande (dal 1918 Piazza dell'Unità d'Italia)
che rappresentava ieri e continua ad essere oggi il cuore della città. Per
questa sua particolare posizione, il Caffè degli Specchi diventò subito un
avamposto privilegiato per seguire tutte le vicende storico - politico -
economiche e culturali della città di Trieste.
La metà dell'Ottocento rappresentò, oltre che un interessante periodo di
sviluppo economico, l'inizio di quelle che sarebbero state le esaltanti lotte
per la conquista dell'italianità di Trieste e il Caffè degli Specchi sarebbe
presto diventato un covo di irredentisti. In quegli anni il Caffè degli Specchi
cambiò molti gestori e subì notevoli trasformazioni. Dopo Nicolò Priovolo, la
direzione del locale passò a due caffettieri di professione, Antonio Cesareo e
Vincenzo Carmelich che se ne sarebbero occupati per oltre cinquant'anni
(1884-1945).
Nel secondo dopoguerra il Caffè degli Specchi e l'intero Palazzo Stratti vennero
requisiti dagli alleati anglo-americani. Da quel momento, all'interno del locale
vennero collocate le insegne della Royal Navy (la marina britannica) e ai
triestini non accompagnati fu fatto divieto di frequentare il Caffè. Nel 1953 la
gestione del locale fu affidata al bergamasco Angelo Asperi, che chiuse i
battenti nel 1967 per avviare alcune opere di restauro. Tra l'altro un primo
ripristino del Caffè era già stato fatto nel 1933. Ultimato nel 1969 il rinnovo,
di cui si fecero carico le Assicurazioni Generali, proprietarie di Palazzo
Stratti, il Caffè riaprì gestito dalla società Hausbrandt, storica casa di
tostatura fondata a Trieste nel 1892 Infine nel 1990, la gestione passò all'
attuale Società che, con l'ultima totale ristrutturazione del 2000 ne disegnò
l'attuale fisionomia.
Caffè degli Specchi
Piazza dell'Unità d'Italia, 7 - Trieste
Il Caffè Tergesteo
Il Caffè Tergesteo fin dal 1863 si trovava di fronte allo storico Teatro Lirico
G. Verdi con tavolini all'aperto. Classico luogo di incontro e passaggio
cittadino, frequentato di giorno da uomini d'affari della vicina Borsa e di sera
dall'elite culturale
della città, oggi è situato, invece, all'interno della Galleria omonima, che da
Piazza Verdi porta a Piazza della Borsa. Dopo i lavori di restauro, per ricreare
l'atmosfera di fin de siècle, dell'originale, purtroppo, è rimasto ben poco. Da
notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad
esso Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere ("Caffè Tergeste... tu
concili l'italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo").
Caffè Tergesteo
Piazza della Borsa, 15 - Trieste
Caffè Stella Polare

La nascita del Caffè Stella Polare, nel primo stabile sito di fianco al Canale
di Ponte Rosso che arrivava fino alla Chiesa di Sant'Antonio, risale al 1865. Lo
dirigeva Antonio Carmelich, ma nel 1910 la gestione passò a Riccardo Leipziger e
Mario Sbisà. All'inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto
per far posto all'attuale palazzo. Allora il Caffè Stella Polare fu sistemato,
in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla
Chiesa di Sant'Antonio Nuovo.
Nel novembre di quell'anno, al piano superiore dell'edificio, venne allestita
una grande mostra postuma
del pittore Umberto Veruda, scomparso il 29 agosto dello stesso anno. In seguito
il Caffè Stella Polare venne definitivamente sistemato al n. 6 di Piazza
Sant'Antonio dove tuttora si trova. Il 23 maggio del 1915 il locale subì una
devastazione ad opera di dimostranti anti-italiani, ma riuscì a superare anche
questo brutto momento. A seguito di tale negativa esperienza il gestore espose
nelle sue sale un eloquente cartello: "Qui non si parla di politica nè di alta
strategia".
Il Caffè era nato come tipico locale austro-ungarico con le classiche
decorazioni di stucchi e specchi che, seppur rovinate, si possono ammirare
ancora oggi. Nel momento del suo massimo splendore, esso che, per la sua
posizione abbracciava quattro vie, presentava un bancone in legno di ciliegio ed
era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura;
frequentato da negozianti ed intellettuali della colonia tedesca e da moltissimi
letterati sia triestini che stranieri.
Caffè Stella Polare
via Dante 14 - Trieste
Bar Torinese
In Corso Italia, già corso Vittorio Emanuele, si trova il Bar Torinese che
risale al 1919. L'arredamento è opera del Debelli, fine ebanista giuliano, che
vestì gli interni di due celebri transatlantici, il Saturnia e il Vulcania. La
boiserie del Bar Torinese, estesa dalle vetrine alle nicchie al soffitto,
ricorda infatti l'interno di una preziosa nave.
Bar Torinese
Corso Italia, 2 - Trieste
Bar Urbanis
Uscendo dalla galleria Tergesteo si incontrava già dalla prima metà
dell'Ottocento la Pasticceria Urbanis, che produceva in proprio dolciumi e
prelibatezze. Al suo posto c'è oggi, riaperto di recente, il Bar Urbanis
impreziosito da un pavimento a mosaico, che reca la data storica della sua
fondazione: 1832.
Bar Urbanis
P.zza della Borsa, 3 - Trieste
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