Enrico Gottardis

 

 

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ENRICO GOTTARDIS

“RICORDANDO VOI”

(Farace Records)

Intervista di Francesco Giordano

Il chitarrista triestino Enrico Gottardis si

racconta attraverso un lavoro per sola

chitarra nell’intenso “Ricordando voi”.

Ha studiato dalla chitarra classica alla

jazz passando attraverso i molteplici

linguaggi dell’elettrica e nella sua musica

convergono in un originale mosaico

strumentale elementi tratti dal rock, dal

blues, dal progressive, dal jazz e dalla

classica in un processo di eccellente

fusione ed amalgama. Abbiamo incontrato

l’artista per saperne di più di lui

e del suo album:

E’ risaputo che gli artisti più creativi pur

avendo seguito degli studi in realtà abbiano

forgiato un percorso formativo autodidatta;

parlaci di te:

Credo di potermi definire un autodidatta.

Alla “tenera” età di 16 anni ho iniziato a

frequentare le prime lezioni di chitarra

moderna presso il Centro Musicale Triestino,

seguito nel mio primo percorso da

Giuseppe Farace, divenuto mio grande

amico, nonché infine produttore del mio

CD.

Nel primo periodo universitario, ho conosciuto

il prof. Lucio Zanella, che mi ha dato

l’ossatura tecnica e teorica di cui ancora

mi avvalgo. Ho quindi studiato chitarra

classica e jazz appropriandomi delle basi

di teoria musicale senza traumi da studio

o particolari forzature.

Enrico, in “Ricordando voi” si ascoltano

numerosi richiami blues e rock, la chitarra

vola fra ballate, momenti introspettivi e

improvvise accelerazioni che traducono

diversi stati d’animo ed emozioni: quali

sono gli artisti che possono averti maggiormente

influenzato ?

Non riesco a contare le mie influenza

musicali, la lista degli artisti che ammiro

potrebbe non finire più: partito dall’hard

rock americano e britannico, sono poi

approdato a territori vicini al rockblues ed

al southern rock, per poi immergermi nel

blues prima, nel jazz dopo. Progressive,

jazz-rock, folk inglese, musica celtica

mi hanno sempre attirato, come peraltro

anche, al di là di ogni etichetta, tutta la

musica suonata con il cuore, con la testa,

con le mani e con …un po’d’orecchio.

Il tuo è indubbiamente un lavoro autobiografico:

come ci si racconta attraverso le

sei corde ?

Credo cercando di raccontare con emozione

prima a sé stessi la propria piccola

storia, per poi tentare di evocare in musica

 

 

 

questo intimo sentire. La tua domanda

mi fa molto piacere; dà il senso a che

sia riuscito persino a “raccontarmi”; ed in

musica per di più. La realizzazione di un

sogno per me.

Accanto al titolo di ciascun brano c’è un

frammento che descrive rapidamente

come è nato il pezzo e a chi è dedicato: i

tuoi brani mantengono una loro fisionomia

o preferisci rielaborarli più volte prima di

arrivare alla versione ‘definitiva’ ?

Le dediche corrono a chi non c’è più

(i miei genitori che ricordo con grande

nostalgia soprattutto nella title track ed il

mio giovanissimo cugino Massimiliano,

scomparso tragicamente) ed a chi mi

riempie quotidianamente la vita (mia figlia,

mia moglie ed i miei amici).

Tutti i brani sono nati sostanzialmente

suonando, spesso la sera ed in solitudine.

Li ho poi rimaneggiati più volte prima

di andare in registrazione. In sala, poi, i

pezzi sono stati incisi senza successive

manipolazioni compositive.

Il disco è interamente suonato da te con

l’eccezione di due interventi al sax di Walter

Grison e di due interventi al basso fretless

di William Millo:

Ci tengo a rimarcare la splendida sensibilità

artistica del mio vecchio amico William e

l’incredibile talento musicale del bravissimo

Walter. Bravissimo Giuseppe Farace

a catturarli live in registrazione in stato

di grazia. E ci siamo anche veramente

divertiti!

Ho suonato le chitarre ritratte nell’inlay

del disco (Fender e Ibanez su tutte, oltre

ad una meravigliosa solid body Manne

realizzata da un superbo liutaio italiano,

Andrea Ballarin) collegandole ad un amplificatore

valvolare Fender Twin Reverb

da 100 watt microfonato con l’ausilio di

ben tre microfoni. Pochi gli effetti utilizzati

: riverbero, chorus, delay, wha wha,

distortion e overdrive. Sempre e solo in

funzione del colore dell’esecuzione e quasi

mai “miscelati” assieme …

 
         

  GATTI