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Nella piazza Grande
(attuale piazza dell'Unità d'Italia) venne creata, tra il 1751 e il 1754,
una fontana che doveva presentare al mondo Trieste come la città investita
dai favori della Fortuna, ricevuti grazie all'istituzione del Portofranco e
alla politica di Carlo VI e Maria Teresa. Il mondo è rappresentato con
quattro statue allegoriche, i cui attributi le identificano come i quattro
Continenti allora conosciuti: Europa, Asia, Africa e America. In
corrispondenza delle quattro vasche, le figure allegoriche dei Fiumi
riversano dai loro orci l'acqua nelle conchiglie sottostanti; più sotto
ancora l'acqua zampilla dalle bocche di quattro delfini, ricadendo nelle
ampie vasche mistilinee.
Sulla sommità, la Fama ad ali spiegate sovrasta la giovane figura di
Trieste, adagiata sulle rocce del Carso, e attorniata da fardelli, botti,
balle di cotone e cordami, nell'atto di rivolgersi ad un mercante in abiti
orientali.

Nell'ideare quest'opera si dovette risolvere il problema dell'inserimento
della fontana in una piazza di piccole dmensioni ad andamento rettangolare
fortemente allungato e circoscritta da realtà architettoniche
stilisticamente contrastanti. Si preferì quindi rinunciare al linguaggio
magniloquente e opulento caratteristico del barocco italiano e francese, per
accostarsi invece al barocco inglese.
Spesso attorno a questa
fontana si accesero animate discussioni, tanto per il suo aspetto artistico
ritenuto "rozzo ammasso indecoroso di pietre", quanto per lo stato di
abbandono in cui ricadeva a più riprese.
Grazie all'appassionata
difesa dei maggiori artisti triestini, nel 1925 si evitò la demolizione
della fontana già decretata all'unanimità dal Consiglio Comunale (29 maggio
1925) e l'anno seguente si provvide ad un nuovo restauro, che venne affidato
allo scultore Marcello Mascherini. Infine, per allestire il palco del Duce
ogni remora fu superata e nell'agosto del 1938 iniziarono i lavori dello
smontaggio totale del manufatto (28 agosto-2 settembre 1938), i cui pezzi
furono a lungo conservati nell'Orto Lapidario dei Civici Musei di Storia ed
Arte. Per interessamento del pittore Cesare Sofianopulo trentadue anni dopo,
la fontana ritornò sulla piazza, ma in una posizione decentrata rispetto a
quella originale e riprese a zampillare il 4 giugno 1970.
Alcuni aneddoti curiosi hanno reso popolare questa fontana che, per
festeggiare l'inaugurazione del Lazzaretto Nuovo di Santa Teresa, il 30
luglio 1769 vide sostituire la propria acqua da copiosi getti di vino bianco
e nero.
Risplendente di luce la troviamo la sera del 10 agosto 1800 - in onore della
venuta della regina Maria Carolina di Napoli e della sua famiglia - quando
essa assieme alla piazza venne illuminata da ben 4.000 "lumi a cera, a olio
e trasparenti."
Consultando la letteratura pertinente, spesso s'incontra la menzione del
romantico episodio di quell'inglese che innamoratosi perdutamente della
"donna velata" (allegoria del Nilo) la voleva comperare a peso d'oro.
La bizzarria della natura volle poi intervenire pittorescamente su
quest'opera facendo crescere fra i massi un frondoso fico, divenuto ben
presto oggetto di affettuoso rispetto da parte della cittadinanza. Quando
nel 1891 l'albero venne estirpato, poeti locali composero calorose terzine
in omaggio a tale perduto "amico", deprecando l'insensibile alienazione.
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