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Leggende Triestine
La Bora
Si dice che la Bora è una strega che abita nelle caverne del Carso per
nascondersi alla vista degli uomini. Durante l'inverno, ahimè, esce
furiosamente dal suo rifugio e, in compagnia del figlio Borino ,devasta ogni
cosa con i suoi refoli violenti e gelidi. Invano gli uomini hanno tentato
d'imprigionarla nel suo antro con muri di grosse pietre, ma ogni volta, e
con impeto maggiore, prorompe fino al mare.
Altre tradizioni dicono che è la Bora era una dolce ninfa abitante dei
boschi carsici. Soffiava durante l'estate per portare refrigerio agli uomini
che lavoravano questa dura terra. Un giorno arrivarono da lontano degli
uomini bellicosi che quivi costruirono le loro dimore.
Accadde che uno di essi uccise il Dio tanto amato da Bora, e la ninfa , per
vendetta , si mise a soffiare gelida e con violenza inaudita. Così divenne
nemica degli uomini e da allora ogni inverno ci fa sentire la sua fredda
rabbia.
Il sepolcro di Carlo Magno
Una notte , un angelo inviato dal Signore apparve in sogno al re ormai
vecchio e gli disse di recarsi, con pochi servitori, nella valle di nome
Rosandra. Ivi avrebbe trovato una grotta che sarebbe stata presto il suo
sepolcro. Il vecchio monarca prontamente obbedì al Signore e giunto colà,
scovò la grotta con dentro uno scanno di pietra.
Non appena Carlo Magno si sedette la grotta crollò ed egli fu sepolto e
tramutato in pietra. Il buon re sarà svegliato dal suo sonno il giorno del
giudizio universale, sederà accanto a Dio per aiutarlo a giudicare le anime
degli uomini.
L'origine del Carso
Il Carso era una terra verde e
feconda, piena di prati , boschi e torrenti dalle fresche acque. Un giorno
il buon Dio si accorse che, in un angolo della terra, c'era un grosso cumulo
di sassi che danneggiava l'agricoltura e incaricò l'Arcangelo Gabriele di
raccoglierli e gettarli in mare. Allora Gabriele riempì un pesante sacco e
si diresse in volo verso l'Adriatico. Quando si trovò in prossimità del
Carso il diavolo lo vide e incuriositosi bucò il sacco con le corna. Che
disastro! Tutte quelle pietre si riversarono a terra e ridussero l'altopiano
in una enorme pietraia.
L' arsura del Carso
Un giorno il Signore Gesù andava con San Pietro, camminando faticosamente
per attraversare i vari villaggi del Carso. Viaggiavano semplicemente con un
asino e una bisaccia di povere provviste: pane, formaggio, pesce secco
dell'Adriatico e acqua. Avanzavano ormai da ore tra balze e rupi , cercando
qualche creatura alla quale portare consolazione e conforto. Quando fu tempo
di mangiare si fermarono e San Pietro posò il suo mantello su una roccia per
dare al Signore un sedile un po' decoroso; prese la bisaccia dall'asino ma
si accorse che il formaggio non c'era piu'. -Signore !- esclamò Pietro
sconsolato
Signore, ci hanno rubato il formaggio !-. Gesù si girò e si accorse che
qualcuno li aveva effettivamente derubati. Un'espressione di sdegno si posò
sul suo volto e Gesù disse a San Pietro:-Pietro, d'ora innanzi chiunque
abiterà nel Carso avrà scarsezza d'acqua, perché in tal modo mai più deve
estinguersi la sete di colui che ci rubò il nostro umile pranzo. Allora,
improvvisamente ,tutte le acque sparirono e comparve un paesaggio di rocce,
sassi, spine ; senz'acqua , né alberi , né abitazioni umane.
La leggenda dell'anfiteatro di
Basovizza
Questa strana costruzione,
eretta in una dolina alle spalle di Basovizza, sia stata edificata dal servo
di un ricco signore . A questo erculeo servitore , di nome Sterpacevo ossia
"zappatore", fu ordinato di nascondere colà una pentola piena d'oro che non
è mai stata ritrovata.
In onore di questo uomo dalla forza straordinaria , la famiglia di quel
ricco signore porta, da generazioni , il soprannome di "Sterpacevo".
La rocca di Monrupino
Un pastore dell'altipiano decise di costruire una chiesetta per la Vergine
Maria. Dopo il lavoro di tutto un giorno si ritirò per dormire. Al mattino,
sconcertato , trovò le mura distrutte e pensò che era stata opera del
diavolo. Ricostruì quello che era stato demolito e si coricò nuovamente come
la sera prima. All'indomani, con grande sorpresa , vide che la chiesetta era
bella e finita. La gente del luogo è convinta che la Madonna abbia voluto
aiutare quel suo zelante devoto e ne è testimonianza l'impronta di un
piedino ritrovata impressa nella pietra proprio nelle vicinanze.
La Dama Bianca
Sulla scogliera che sostiene i ruderi del vecchio castello di Duino si
scorge una roccia bianca che ricorda una figura femminile avvolta da un
mantello.Si narra che in un tempo ormai lontano, una splendida ma superba
dama vivesse nel castello. Tale era la sua alterigia che, quando, nella
basilica, il patriarca di Aquileia la costrinse a velarsi il volto per
rispetto a Dio , ella indispettita decise di vendicarsi del torto subito.
Allora chiamò uno scultore affinché scolpisse il suo bel viso, senza veli,
sulla roccia della scogliera proprio in direzione di Aquileia.
Ma quando l'opera fu finita ci si accorse che essa rappresentava solo
l'effigie di una dama velata. Nessuno fu mai in grado di portarla a termine
e tale rimase come testimonianza della punizione del Cielo per la superbia
della dama.
Viveva nel castello una nobile
dama e il suo signore, un castellano crudele. Una notte l'uomo la gettò
dalla roccia e la sventurata , cadendo, lanciò un urlo così straziante che
il cielo , impietositosi, la trasformò in roccia. Da allora , ogni notte,
verso la mezzanotte, l'infelice si stacca dalla roccia e vaga per il
castello alla ricerca della stanza con la culla della sua bambina. All'alba
si allontana e sconsolata ridiventa pietra.
La principessa Rosandra
Sull'altura che domina la valle sorgeva, un tempo ormai lontano , un
castello abitato da una bellissima principessa di nome Rosandra. La fama
della sua beltà aveva raggiunto ogni angolo della terra e dai regni più
lontani giungevano principi e cavalieri a chiedere la sua mano.
Ma Rosandra preferiva correre
e giocare lungo i sentieri della sua valle.
Un giorno incontrò un giovane
cavaliere , venuto per vederla , e se ne innamorò. Ma poiché il bel
cavaliere doveva compire un'impresa in una terra lontana, i due si
scambiarono amore eterno e la promessa di matrimonio.
Purtroppo la nave che lo
doveva condurre laggiù affondò e finì in fondo al mare. Quando Rosandra
seppe di quella triste fine impazzì dal dolore e la clemenza del cielo la
tramutò in pietra. Ma quelle lacrime disperate scorrono ancora ed alimentano
il torrente che ha acquisito il suo nome.
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