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I
sparisi selvadighi esercitano un fascino irresisti-
bile sui triestini, che in primavera si riversano a
frotte sul Carso alla ricerca dei deliziosi germogli.
Di recente la loro raccolta è stata per fortuna re-
golamentata da apposite leggi: almeno i sparisi non
faranno la fine di altri prodotti ormai rarissimi
a causa della spesso riprovevole ingordigia umana.
Quasi
sempre i sparisi finiscono nella tradizionale frittata,
ma se la loro quantità è notevole allora vengono trattati
come gli asparagi coltivati: vengono cioè cotti in poca ac-
qua salata sino a che le cime siano tenere e, sgocciolatili,
si servono al naturale, irrorati di olio extravergine di oliva,
meglio se di qualità saporita, oppure cosparsi di burro fuso
e parmigiano.
Un altro
modo di servirli è il seguente: si colma un piatto
con del parmigiano grattugiato, in modo che formi una sorta
di cono. Si rompono poi delle uova crude e, eliminate le
chiare, si lasciano i tuorli nella metà del guscio e li si colloca
sul formaggio grattugiato, affondandoveli quel tanto che con-
senta loro di non rovesciarsi. Si tuffano le punte degli aspa-
ragi bolliti nel tuorlo crudo passandole poi nel parmigiano,
una a una, e chi è più svelto ne mangia di più.
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